Archive for category danimarca

Ancora rogne con la Danimarca

Sto provando da circa un’ora a connettermi col sito danese del ministero delle finanze/tesoro per la dichiarazione dei redditi danese.

Mi dice che devo aspettare altri 50 minuti (minimo).

brugesalv-2014-03-10

Maledetten danesen!

 

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Benvenuti

E così che Copenhagen dà il benvenuto a tutti (soprattutto agli ariani)

nazi elefants

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Ååååh, kamelåså!

Che la Danimarca sia un paese incivile ed indegno di stare in Europa è già stato dimostrato da tempo.

La barbarie si estende pure alla lingua.

Di seguito trovate un esempio molto chiaro. Quelli che a qualunque essere umano sembrano solo suoni gutturali, sono in realtà il linguaggio comune che, fate attenzione, termina sempre con un punto di domanda

 

Notare l’atteggiamento del milkman
– da una parte cerca di fare soldi sfruttando questa occasione (tipicamente danese)
– dall’altra si chiude a riccio e rifiuta di ammettere il problema e di cercare la soluzione (di nuovo, tipicamente danese).

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Gemelli diversi

Un interessante articolo pubblicato oggi su DN.se parla delle enormi differenze fra svedesi e danesi quando si tratta di soldi ed affari (ma non solo).

Ne avevo parlato anche io tempo fa (qui): siccome la mia visione era stata constestata, vediamo se i locali possono riuscire a convincere.

Larticolo è tradotto a braccio.

Ecco perché gli affari fra danesi e svedesi falliscono


La lingua è il problema minore quando danesi e svedesi devono fare affari gli uni con gli altri. E la conclusione di uno studio del Consiglio dellExport in Danimarca

Per avere successo in Danimarca bisogna comprendere le differenze culturali più che la lingua danese. Il problema non è capire ciò che i danesi dicono bensì perché lo dicono – afferma Dan Rosemberg che sta dietro allo studio "Differenze fra stile della negoziazione danese e svedese".

126 responsabili di ditte svedesi con filiali in Danimarca hanno raccontatato le loro esperienze. Dal momento che la maggior parte di loro è danese, è soprattutto la visione danese delle differenze che viene alla luce.

Nonostante la Danimarca sia il quarto mercato per le esportazioni svedesi, resta problematico quando svedesi e danesi danno affari.

Mentre gli svedesi si concentrano sulla lunga visione e bassi rischi, i danesi preferiscono flessibilità e conclusioni veloci, anche se i rischi sono maggiori. Molti dirigenti danesi raccontano di quanto sia complicato venire al punto con uno svedese.

– Posso esprimere con tre frasi quello che il mio collega svedese chiarisce in un quarto dora. E che tutto deve essere così diplomatico per non calpestarsi i piedi. Tutto è davvero complicato con gli svedesi, scrive un partecipante allo studio.

Anche il fatto che gli svedesi amino i contratti dettagliata può irritare i danesi che pensano che il contratto debba funzionare come una guida.

In generale i danesi ritengono gli svedesi rigidi, formali e freddi durante i negoziati mentre gli svedesi ritengono che sia importante distinguere fra lessere personali e professionali.

Daltra parte il vecchio mito del danese geniale e rilassato  non  ha alcun fondamento .- almeno non sul luogo del lavoro – I danesi possono gridare, battere i pugni sul tavolo, esigere risposte dirette

Ma il maggior problema quando danesi e svedesi devono fare affari è costituito dalle molto spesso sottovalutate differenze culturali.

-Ci sono veri ostacoli commerciali e molti pensano che si possano ignorare senza problemi. Perciò sopraggiunge la frustrazione quando ci si rende conto delle differenze, dice Dan Rosemberg del Consiglio dellaExport.

Che ci siano grandi differenze di temperamento sugli affari ha una spiegazione.
– Bisogna tener conto della prospettiva storica. I danesi sono un popolo di commercianti in principio, mentre gli svedesi hanno lindustria e la manifattura alle spalle e gli ingegneri hanno sempre deciso. Il commerciante vuole comperare a poco, vendere a molto e concludere laffare in fretta. Lingegnere pensa ai processi e a lungo termine e non può modificare la produzione velocemente. questo atteggiamento caratterizza la dirigenza anche oggi, dice Dan Rosemberg.

E difficile dire quanti affari falliscono a causa delle incomprensioni culturali.
– Nessuno vuole riconoscere un fallimento. Ma uno svedese che vuole convincere un danese può avere problemi perché esiste il rischio che il danese pensi che lo svedese sia lento, indiretto e manchi della giusta attitudine. La chiave per il successo sul mercato svedese può essere fare i propri compiti a casa: dà i suoi frutti sul lungo termine, dice Dan Rosemberg.

Un esempio concreto che i problemi culturali si prendono sul serio è la compagnia aerea SAS
– Lazienda ha affrontato enormi difficoltà durante la negoziazione con le organizzazioni sindacali in tutta la Scandinavia,ivi inclusa la Danimarca. Al presente non hanno, per esempio, ununica dirigenza unica, bensì tre diverse aziende ognuna delle quali ha la propria dirigenza. La questione della leadership sarà un altro grosso problema, dice Dan Rosemberg.

Daltra parte ci sono anche notevoli similitudini fra danesi e svedesi. Entrambi si sforzano di trovare una soluzione che sia vantaggiosa per entrambe le parti ed entrambi vogliono relazioni a lungo termine e risultati concreti. Alla fine dei conti, danesi e svedesi contano gli uni sugli altri ed il mito che i danesi abbiano una volpe dietro allorecchio (non ho idea di come tradurre correttamente questa espressione: dal contesto potrebbero essere "siano inaffidabili") non sembra avere fondamento.

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Al voto!

Il primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen ha improvvisamente indetto nuove elezioni per aumentare il vantaggio del suo partito in Parlamento.

a) le elezioni si tengono 3 settimane dopo lannuncio
b) il partito del Primo Ministro si chiama Venstre (sinistra) ma sta alla sinistra come il Partito Democratico di Veltroni. In realtà si professano liberali
c) la popolarità di Fogh (e del suo partito) è alle stelle. i sondaggi dicono che i danesi si dichiarano il popolo più felice del pianeta (probabilmente delluniverso). Anni ed anni di lavaggio del cervello hanno funzionato alla grande.
d) i Venstre sono alleato col partito ultra-conservatore Folkeparti il che ha portato ad enormi riduzioni dei diritti di immigrati e non danesi in genere
e) il programma del governo è di ridurre la presenza statale nella sanità pubblica con lo slogan "migliore qualità ovunque"
f) il sistema danese consente al primo ministro di indire nuove elezioni "a suo piacimento". Quale momento migliore per incamerare più voti per affrontare la sinistra (quella vera – definita spregiativamente radicale in Italia) pronta a dare battaglia?

Limprovvisa/improvvisata compagna elettorale ha portato uninvasione di manifesti come quelli della foto, composto da facce più o meno sorridenti, nomi e simboli di partito. Generalmente nessuno slogan (tranne che in quelli dei Venstre – che caso, eh?). Santini, o foto segnaletiche, tutti uguali.

voto

Il programma del governo (in certi paesi lo attuano davvero. Sembra incredibile) sulla sanità privata è certo una scelta saggia ed equilibrata: difatti, nei paesi dove la sanità non è gestita dallo stato (uno per tutti, gli USA) i "vantaggi" sono evidenti. Non a caso, qualche tempo fa, il figlio di Fogh ha pubblicato un libro in cui elogiava il sistema USA.
Peccato che tale testo fosse zeppo di errori e falsità pubblicamente sbeffeggiate da uno dei quotidiani gratuiti (quindi manco da quelli blasonati). Si sa che il frutto non cade mai lontano dallalbero.

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Tutto il mondo è paese…

Anche la Danimarca si è adeguata, da oggi e a modo suo, al divieto di fumo nel locali pubblici.

E necessario spiegare quale sia il rapporto fra i danesi e la sigaretta.
Il danese ha rinunciato alla dignità, alla civiltà e a tutto in cambio della sigaretta. Qui si fuma ovunque, anche in presenza di bambini e non cè alcuna opposizione alla cosa, anzi: chi osa protestare viene tacciato di essere un illiberale antidemocratico.

Dice il titolo: "Tutto il mondo è paese"… e la Danimarca è più paese degli altri.

La nuova contestaissima legge (che doveva entrare in vigore già in aprile ma la data è stata spostata al 15 agosto) prevede il divieto di fumo nei locali di dimensione superiore ai 40 mq. Fatta la legge, trovato linganno. I 40 mq si conteggiano in maniera molto creativa: alcune gestori di locali, per paura di perdere clienti (certo: in Italia, Irlanda, Svezia, Gran Bretagna i locali sono infatti vuoti, vero?) hanno "riarredato" per diminuire (formalmente) lo spazio al pubblico: leggevo stamattina del pub della stazione centrale che ha ridotto lo spazio conteggiabile da 73 a 39 metri quadrati spostando i mobili.
39 metri quadrati bastano per sfuggire alla nuova normativa ed i gestori dicono di lasciare al singolo se fumare o no. Il che si significa, ovviamente, che si continuerà a fumare.

Io da non fumatore incallito ho il dente avvelenato contro i fumatori e dunque la Danimarca la vedo come il fumo negli occhi (HA HA HA). O meglio, ANCHE per questo.

Se proprio uno vuole suicidarsi, ci sono molti più creativi e spettacolari che non la morte lenta provocata dalla sigaretta (vedi qui). E se proprio uno non ha fretta (così taglio le gambe ai fumatori spiritosi che ripetono a pappagallo questa non-battuta) ci sono altri modi lenti ed inesorabili per morire, che non danno fastidio al prossimo (esempio: piccole dosi di mercurio ogni giorno o larve di qualche insetto tropicale che vi divorerà lentamente).

Se tu fumi, è una tua scelta. Ma quando fumi in mia presenza, la tua scelta diventa unimposizione nei miei confronti.
Io non vado in giro a scorreggiarti in faccia per rispetto! Anche se le scorregge non provocano, a me o a te, il cancro. O di non lavarmi e sederti accanto in ufficio. La tua libertà di suicidarti annichila la mia di tentare di non avere il cancro. E comunque, lasciando da parte il cancro, se io decido di non fumare, perché invece devo subire la tua scelta? Io ti obbligo a bere latte di soja? Io ti obbligo ad annaffiare le mie piante?

I fumatori hanno una strana concezione di "libertà". Se dovessi seguire il loro ragionamento, dovrei essere "libero" di sparare a chi voglio, altrimenti si limiterebbe la mia libertà. Peccato che quando la mia pallottola incontra (e fa secco) qualcuno, io limito la libertà alla vita di quel qualcuno.

In anni di discussioni, mi sono sempre imbattuto nella figura del fumatore responsabile, quello che "io chiedo sempre se posso fumare" e "non fumo in presenza di non fumatori". Dai, tutti abbiamo sentito di questo essere mitico, come gli unicorni, le chiemere o gli yeti. Qualcuno di voi lo ha incontrato? A me non è mai capitato.
Il fumatore medio invece, se ne sbatte abbastanza dei divieti e del rispetto del prossimo (ovvio, ci sono pure delle eccezioni). Daltra parte, come si fa ad aspettarsi che un fumatore (che già non ha rispetto per sé stesso, sennò non fumerebbe) abbia rispetto per gli altri? Non cè divieto che tenga: basta un solo fuamtore che si accende la cicca sotto il cartello col divieto che subito gli altri fumatori seguono a ruota (se lo fa lui, perché io no?). E buonanotte ai non fumatori, magari riuniti sotto alla stessa tettoia della fermata dellautobus perché piove. E se provi a far notare loro che ci sarebbe un divieto, oltre al rispetto per chi non fuma, ti prendi una rispostaccia (segno della cattiva coscienza del fumatore).

E poi, provate a guardare per terra mentre camminate. Anni fa, il sindaco di New York dichiarò guerra al chewing gum gettato per terra. Ma provate a fare attenzione: mozziconi di sigaretta ovunque.

Già, perché il fumatore "porta rispetto".

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