Archive for category cultura e società

Camilò

Che fastidio accorgersi che Don Camillo venne girato in francese e poi doppiato in italiano.

Si nota molto chiaramante che i movimenti delle labbra non corrispondono ai discorsi  italiani ma a quelli in francese (http://www.youtube.com/watch?v=6QcQwzx-0GU).

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Do you have a flag?

Martedi Eddie Izzard ha fatto pausa a Malmö durante col suo spettacolo Force Majeure.  Io (e lo svedese domestico) non potevo non fare gli onori di casa e quindi mi sono recato alla Malmö Arena (che e dove si terrà l’ESC a maggio)  e mi sono sganasciato per due ore.

Devo dire che non è stato il suo spettacolo migliore ma il suo stile resta fra i più esilaranti sulla piazza.

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L’occhio della madre!

Tema per casa: guarda La Corazzata Potëmkin.

Come Fantozzi nell’omonimo film, ho visto la Corazzata Potëmkin (non Kotionkin come dice il ragioniere).
Pare che il mondo si divida sul giudizio su questa pellicola: c’e chi la ama e chi la odia. Io sto un pochetto nel mezzo.
Siccome dal 1925 ne è passata parecchia di acqua sotto i ponti ed i gusti sono cambiati un bel po’, evitero di soffermarmi sul fatto che per metà o più del film non accade proprio nulla: solo inquadrature fisse su marinai che dormono e poco altro. Aggiungo che il film è muto e i riquadri col testo appaiono circa ogni 5 minuti per cui ci si trova a non capire cosa stia succedendo (o meglio, bisogna immaginarselo). Poi il finale in crescendo, con note sempre più alte ed immagini di stantuffi che… stantuffano per creare il pathos dell’apoteosi finale in cui i socialisti di tutto il mondo si sono uniti (come e perché resta un mistero: la Potëmkin viene inseguita da un ammiraglio con intenti ben poco pacifici ma nulla succede e tutti diventano grandi amiconi con lancio di capelli).

E’ una “cagata pazzesca”? No. Il Diavolo Veste Prada è molto peggio. Ha un valore simbolico? Sì (però la rivolta a bordo scatta a causa della zuppa coi vermi, mica per ragioni sociali(ste)). E’ un capolavoro? Nel 1925 lo sarà stato di sicuro. Nel 2013? ‘nsomma.

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Stragi ignorate

114 morti legati alla caccia.

Fossero tutti cacciatori penserei che è questione di karma (benché 114 morti contro milioni di animali massacrati per sport non mi pare bilanciato)

Purtroppo inverce molte delle vittime umane sono non-cacciatori; una strage (sia di umani che di animali) che non riceve la dovuta attenzione.

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Rappresentanze

Grazie alla dritta del buon un italiano in Svezia ho scoperto che il console italiano a Malmö è tale Bo Hagström (la sua facciona qui sotto)

Chi è Bo Hagström? E’ un giornalista svedese famoso soprattutto per il suo programma di cucina Solens Mat nel quale scorrazza in giro per l’Italia più remota e rurale cercando l’unica vecchina che prepara i tortellini al sugo di canguro o la triglia all’aglio e menta. Tutto viene fatto passare come “così mangiano gli italiani normalmente”

Insomma, come fare Heather Parisi console degli USA a Roma.
Comunque, già che c’ero, ho dato un’occhiata anche agli altri consoli onorari in Svezia (http://www.ambstoccolma.esteri.it/Ambasciata_Stoccolma/Menu/Ambasciata/La_rete_consolare/).

Ci sono consoli un po’ dappertutto in Svezia: da Göteborg a Umeå. Da Malmö a Luleå. La cosa che mi ha fatto sorridere sono gli indirizzi email (ufficiali) di queste persone. Il console a Sundsvall usa l’email del lavoro, tipo giovani.rossi@barilla.it. Quello di Luleå  usa Yahoo. Non poteva l’ambasciata fornire degli indirizzi un tantino più ufficiali?

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Eu(ro)phoria

A meno che non abitiate in Italia, saprete che l’Eurofestival (o, ufficialmente, European Song Contest – ESC)si è concluso con la vittoria spettacolare della canzone svedese.

Sulla valanga di voti provenienti da tutta Europa (e fuori) non si può discutere. Un plebiscito di poco inferiore a quello che ha fatto vince Ryback (Norvegia) qualche anno fa (alla faccia di chi si lamenta sempre del voto incrociato, dei paesi slavi che si spelleggiano a  vicenda e bla bla bla)

Insomma, uno show coi controfiocchi.

O no? Non così la pensa un tal Paolo Gallori che da La Repubblica spara a zero sull’ESC. Da dove gli venga tutto questo astio è un mistero. A me, però, puzza molto di prezzolato da chi l’ESC non l’ha voluto trasmettere per 14 anni.

Insomma, a dire del Gallori, l’ESC è una buffonata, con canzoncine idiote. Chi glielo spiega che si tratta di un concorso canoro e non dell’esame di introduzione alla normale di Pisa? E, soprattutto, se confrontato con il mostro nazionale, davvero l’ESC ne esce così male? Davvero? (Bertè-D’Alessio)?

L’articolo gronda di pregiudizi (Non ha vinto la canzone migliore; il voto è pilotato; cattivo gusto – di nuovo: e Bertè-D’Alessio? -; bassa qualità) e stronca l’intera manifestazione senza pietà. E non solo l’edizione appena finita ma l’intera storia (tranne le finali vinte da italiani, ovviamente).

Insomma, se l’Italia non vince non è perché ha una canzone debole. No: è perché gli altri non ne vedono la qualità. Certo, un clone di Amy Winehouse che canta come Mina (a proposito, ma chiuderle un po’ quelle vocali, pare brutto?) è la qualità fatta persona e cattivi cattivi cattivi gli altri bambini che non l’hanno votata. A me la Zilli è pure piaciuta e l’ho votata (una sola volta) ma non so quanto fosse un fattore sentimentale.

Che poi la Zilli è arrivata nona, mica ultima. E l’anno scorso il perfetto sconosciuto si è guadagnato l’argento. Non mi paiono cattivi posizionamenti. Ma Gallori chiude gli occhi e continua con l’invettiva perché l’Italia non ha vinto per colpa degli altri. Gli vorrei  chiedere come mai la Zilli è stata inviata dalla RAI senza che alle sue spalle ci fosse una scelta popolare come in molti altri paesi (l’Azerbaijan ha fatto proprio come l’Italia, a  proposito di politica) e non, per dire, la vincitrice di Sanremo (visto che di qualità lui si riempie la bocca)

Un’ultima nota. L’italia del Gallori è stato l’unico paese a non dare nemmeno un voto a Loreen (fonte). In compenso l’albanese urlante ha ricevuto 12 punti, il clone tedesco dei Coldplay ne ha ricevuti 8 e 10 sono andati al pacchetto-confezioanto-per-vincere-basandosi-sulla-simpatia-delle-vecchiette russo. Io rifletterei su questo, caro Gallori.

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Di tutto un po’

Domenica, giusto per non stare chiuso in casa tutto il tempo, sono andato a rinchiudermi in un cinema e mi sono visto The Avengers: 2 ore e venti di esplosioni, pugni, lotte e improponibili sviluppi della trama (?), il tutto in 3D. Insomma: due ore e venti di nausea al modico prezzo di 160 kr

Stasera, per redimermi, sono andato a vedere Terraferma. Diciamo che i due film non sono proprio sullo stesso piano. E non mi riferisco al fatto che il secondo non sia in 3D.
Terraferma è un pugno allo stomaco. Mi ha lasciato l’amaro in bocca toccando argomenti come le differenze fra generazioni, il contrasto fra vecchio e “nuovo”, la differenza fra il mondo isolano e quello continentale, l’immigrazione…
Nel film si parla prevalentemente dialetto: gli unici momenti in italiano sono quelli in cui la madre annuncia la sua volontà di lasciare l’isola e quando lo stato si fa presente (meglio incombente) attraverso i suoi arroganti rappresentanti in divisa. Presumo che in Italia il film fosse sottotitolato (come lo era qui, in svedese): un’esperienza nuova per il pubblico italiano.

Per la cronaca, in sala eravamo ben in tre: verdefoglia, io ed un vecchietto che probabilmente non aveva di meglio da fare stasera

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