Amor di Patria

Riprendo qui un commento che ho lasciato oggi sul blog di Franco a Stoccolma

Buon per chi si sente italiano e felice di esserlo. Ma non tutti condividono questo entusiasmo. C’è chi è italiano e riesce a vedere il suo Paese col distacco necessario a fare confronti con altre nazioni.
L’Italia non ha il monopolio del genio, né dell’arte, né dell’ospitalità, bellezza, cultura. Si può amarla e si può odiarla. Le due cose non si escludono.

Personalmente ho fatto armi e bagagli e mi sono trasferito in Svezia e non tornerò indietro. Amo l’Italia? Sì. Amo gli italiani? No. Troppi i difetti.

Ho letto con preoccupazione le precedenti dichiarazioni di amore senza se e senza ma. Cosa c’è da difendere a prescindere? Si devono vedere i casi e si giudica individualmente.

Credo che nessuno straniero metta in dubbio le bellezze naturali ed artistiche (ma, ripeto, Francia, Svezia, Australia, Nepal… non sono da meno). Ma come si può difendere la classe politica che governa il Paese (e la classe politica *è* espressione di chi la elegge), la cultura mafiosa che permea la società intera (e non solo al sud, come fa comodo credere), il rifiuto dello stato, il menefreghismo, il “questo non si applica a me” e via dicendo.

Quindi, viva l’Italia, viva un po’ meno gli italiani. Ma anche viva la Svezia, viva gli svedesi. E:
Viva la Francia
Viva l’Australia
Viva la Namibia
Via il Canada
Viva Marte

  1. #1 by Alex on 23 March 2012 - 08:46

    Ciao Gatto, non capisco perché dopo anni che stai qua ancora ti faccia tutti questi problemi per la tua italianità.
    Sei italiano? Benissimo! Ciò non significa che tu sia l’italiano medio (altrimenti non te ne saresti andato).
    Tuttavia anche rimanendo in Italia si può essere persone a posto, non corrotte ecc. – è tutta una questione di possibilità che si hanno o meno nella vita.
    Cosa dovrebbero dire allora, per es., gli iraniani? Eppure, nonostante siano qui, essi non rinnegano le loro origini anche se a casa loro hanno problemi non minori dei nostri.
    Buona giornata : )

    • #2 by gattovi on 23 March 2012 - 08:58

      Ciao Alex.
      Come ripeto da 7 anni a questa parte, quando mi sono trasferito in Svezia ho corretto l’errore fatto dai miei genitori: quello di farmi nascere nel paese sbagliato.
      Io sono svedese fino al midollo (per esempio, non c’è verso di farmi attraversare la strada se il semaforo è rosso) anche se ho alcune delle attitudini italiane (il temperamento).
      Non sono “italiano”: sono italo-svedese, cioè qualcuno che sta in mezzo perché non ho assorbito l’intera cultura svedese (non so se mai ci riuscirò) ma di certo mi tengo alla larga da quella italiana (e cerco di reprimerla quando possibile).

      Gli iraniani fanno fronte unito e si sentono iraniani in Svezia perché la loro è comunque sempre una soluzione temporanea in attesa del ritorno in patria.
      Io invece in patria già ci sto.

      Non nego che in Italia ci siano persone oneste e “a posto”, ma queste vengono messe in ombra dalle altre persone, meno a posto e meno oneste. E, purtroppo, se guardo alla Cultura (intesa come società, non come utbildning) vedo che è costruita attorno alle persone meno oneste (i furbi) e, paradossalmente, alle oneste che, coscientemente e quindi altrettanto colpevoli, permettono alle mele marce di permeare e plasmare l’italianità.

  2. #3 by franco on 20 March 2012 - 18:11

    Io dico VIVA MARTE, e complimenti per il blogg (con due g…).

    • #4 by gattovi on 20 March 2012 - 18:35

      Grassie (anche da parte dei Marziani) ;-)

    • #5 by Alex on 23 March 2012 - 12:55

      Già.
      Capisco le attitudini “svedesi”.
      L’Italia è un Paese complicato per questioni storiche e sociali – e qui sta la differenza – famiglia vs individuo + il resto che già sappiamo…
      Tuttavia io queste differenza le ho notate non solo tra Italia e Svezia (e mi sembrano pure ovvie) ma tra paesi anglo-sassoni e paesi mediterranei.
      Per tale motivo ad un certo punto ho scelto “da che parte stare”, cioè la mia parte non italiana. Ci meditavo sopra da molti anni (ho lavorato poco in Italia) e alla prima occasione – via! (ci volevano i soldi per farlo e nelle mie condizioni di umanista chi li aveva?).
      Sono d’accordo col tuo discorso.

  3. #6 by unitalianoastoccolma on 15 March 2012 - 08:43

    Sottoscrivo in toto.

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