Koala e canguri

E passato un mese dal mio ritorno dallAustralia.
Penso sia ora di buttare giù un po di idee.

Come turista mi sono trovato a fare i conti con un paese dove limmensità è la normalità. Per andare da un posto allaltro, bisogna mettere in conto vagonate di chilometri. Il volo da Sydney ad Ayers Rock, per esempio, dura 3 ore abbondanti. Se paragonate alle 2 ore  e mezza del Milano-Copenhagen, danno lidea.

Se anche voi, come me, non amate particolarmente il caldo (e ci sarà un motivo se ci siamo trasferiti al nord, no? ;-) ) meglio evitare lestate australe: sono stato costretto a passare 3 giornate in albergo ché il mio corpo diceva: "scordatelo che ti porto là fuori". Se invece nellumidità e nel caldo sguazzate come pesci nello stagno (e come gli svedesi!), allora gennaio febbraio sono lideale per voi.

Ho nominato limmensità poco fa. Gli australiani paiono aver dei complessi di inferiorità rispetto agli europei, soprattutto per ciò che riguarda il cibo. Ho visto dei muffin grandi quanto pandori e bistecche che occupavano un piatto e mezzo. Se invece siete dei maledetti vegetariani, allora sarete trattati come appestati: il vostro piatto sarà composto esattamente come quello del vostro vicino con la bistecca… ma senza la bistecca. Per cui pagherete carissime le 2 foglie di insalata che vi metteranno nel piatto.

Gli hotel cercheranno di addebitarvi tutto il possibile, ed oltre. A parte che nessuno dei 6 hotel in cui ho pernottato offriva la colazione, tutti chiedevano almeno 10 AUD per 1 ora di connessione wireless e 25 per una giornata. Pazzesco.

Sydney è una bella città: le mie prime ore in terra australe, le ho trascorse nel Royal Botanic Garden. Ero come un bambino in un negozio di caramelle. Per un appassionato di piante e fiori come me, era incredibile vedere una varietà vegetale così amplia. I miei preziosi gerani parevano dei puffi al confronto con quelli visti là. Solo nella prima ora, ho scattato un centinaio di foto.
Davanti alla Opera House, ho realizzato finalmente dove mi trovavo. Non pensavo che sarei mai riuscito a vederla con i miei occhi. Ed invece era lì. Lho pure toccata.

Ayers Rock/Ulurù è quello che il nome dice: un sasso. Enorme, per carità. Rosso per carità. Sacro, per carità. Ma sempre un sasso. Ci ho girato attorno, lho toccato, ho visitato il centro informazioni degli indigeni. Ma non sono riuscito a coglierne la magia… nel senso che di magia non ce nè proprio, a mio avviso. E´ un Grand Canyon al contrario: lacqua ed il vento hanno eroso il resto e lascito solo il monolite.
Ad Ayer Rock/Ulurù ho avuto il mio primo contatto reale con la fauna locale. Un enorme iguana si era piazzato davanti alla porta della stanza ed a me dispiaceva scacciarlo. In realtà ero convinto che quello fosse solo un cucciolo e che sarebbe tornato con la mamma, un feroce tirannosauro, se lo avessi disturbato.

Di Melbourne non cè molto da dire. Una città orientata al business e con i soldi in mente.

La parte migliore del viaggio, a mio avviso, è stata lavventura in auto. Dimenticando il fatto che ero in panico per la guida a sinistra, la tratta fra Melbourne e Sydney è stata avventurosa e gratificante. Se avessimo avuto un GPS migliore (il TomTom è una schifezza!) probabilmente avremmo scoperto molti più scorci pittoreschi. Comunque quelli che abbiamo incontrato per strada ci hanno lasciato ottimi ricordi (foto 1, 2, 3, 4, 5)

I primi due giorni, il tempo era nuvoloso. Io ero tutto contento perché, nonostante il caldo, la mancanza di sole mi consentiva di uscire. Proprio in prossimità di Bondi Beach (pronunciato Bondai – così almeno voi evitate la figuraccia che ho fatto io), però, le nuvole sono improvvisamente sparite per dare spazio ad un sole impietoso che mi ha arrostito. Questa orrenda immagine della mia fronte dovrebbe darvi una idea.

Cosa mi ha impressionato?
In negativo:
Non riuscivo a non pensare che la società australiana è bianca. Non cè traccia degli indigeni. E Australia, ma è Inghilterra. Non mi pare una società multiculturale.

In positivo:
la tenacia dei primi colonizzatori che, volenti o nolenti, hanno trasformato il territorio a loro immagine e somiglianza (a scapito dei nativi)

Non credo ci tornerò. A parte le millanta ore di volo (24 allandata, 26 al ritorno) non cè molto che mi potrebbe portare a pianificare unaltra visita

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  1. #1 by mumita on 5 March 2010 - 17:01

    A me piacerebbe molto andarci, ma per ora la vedo molto difficile, soprattutto immaginarmi in volo tutte quelle ore con un pargolo di 17 mesi al seguito e' da incubo!

  2. #2 by gattosolitario on 2 March 2010 - 16:08

    Io ci andrei molto volentieri!

  3. #3 by utente anonimo on 2 March 2010 - 15:21

    Questa storia della varietá vegetale darebbe un po’ di motivazione anche a me per fare un viaggio del genere, anche se i costi sono un po’ proibitivi, e non oso immaginare di fare un viaggio simile con un marmocchio al seguito…grazie per aver messo le foto comunque, ero curiosa! (peccato che non ci siano quelle del muffin grande come un pandoro)Morgaine le Fée

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