La bella lavanderina

La bella lavanderina che lava i fazzoletti
dei poveretti della città

Questo canticchiavo ieri mentre facevo il bucato.
Va da sè che la bella lavanderina ero io.

Comunque mi sono scaturite alcune considerazioni:

la bella
Se è così bella, allora sarà a fare un provino per qualche miss o qualche trasmissione condotta dalla De Filippi: mica se ne sta a lavare. E se era brutta?

lavanderina
Eh? Che sarebbe una “lavanderina”? Forse una lavandaia?

che lava
Come dicevo sopra, se è tanto bella mica si mette a lavare. Se poi lo fa, è solo una mossa pubblicitaria e se guardiamo bene, ci sarà un fotografo in qualche angolo

i fazzoletti
Che schifo.  Fazzoletti pieni di muco…. Per fortuna esistono i kleenex

dei poveretti della città
A me pare che i “poveretti della città” abbiano ben altri problemi che i fazzoletti sporchi. E poi, perché solo i fazzoletti? Le calze e le mutande no?

 

  1. #1 by VolpeIndomita on 28 April 2008 - 19:19

    Io uso i fazzoletti di stoffa ancora oggi, per diminuire il mio impatto sull’ambiente. Tre o quattro rettangolini di stoffa non fanno alcuna differenza sulla frequenza dei bucati, mentre gli equivalenti di carta costano un prezzo decisamente elevato alla natura e al pianeta.

  2. #2 by marcol62 on 21 April 2008 - 18:11

    caspita è vero, chissà se c’è ancora qualcuno che usa i fazzoletti di stoffa , io ce li avevo poi as 16 anni li passi al collo per essere un po’ più alternativo…erano gli anni settanta…

  3. #3 by brokenarts on 21 April 2008 - 17:01

    E naturalmente il comò su cui stanno le civette è una chiara pubblicità occulta dell’Ikea. Un comò comprato all’Ikea dal padre tradizionalista su cui però si sono posate le civette a far da simbolo di trasgressione sociale.

  4. #4 by brokenarts on 21 April 2008 - 16:55

    Errata corrige: orge, non orgie.

  5. #5 by brokenarts on 21 April 2008 - 16:52

    C’è pure questa inquietante filastrocca infantile:Ambarabà ciccì coccò.Tre civette sul comò,che facevano l’amore,con la figlia del dottore.Il dottore s’ammalò.Ambarabà ciccì coccò.È evidente il dramma familiare provocato dalle orgie zoofile della figlia. Il padre, cattolico e conservatore, amareggiato dai questi incontri sessuali “contronatura” cade in un grave stato di prostrazione che lo fa velocemente ammalare.Probabilmente gli incontri zoofili sono anche lesbici: infatti l’amore vien fatto con le “civette”, il che lascia intendere che la figlia disdegna i più virili corvi o gufi.L'”Ambarabà ciccì coccò” all’inizio ed alla fine della filastrocca ha le sembianze di un’onomatopea orientaleggiante e probabilmente vuole essere un riferimento all’Islam.Insomma, è un messaggio tragico, che lancia un grave allarme. Ci esorta, attraverso una sorta di parabola negativa, ad impedire lo scardinamento delle nostre fondamenta cristiane e a difendere la nostra “naturale” morale cattolica.

  6. #6 by mumita on 21 April 2008 - 16:27

    Se ne è andata tutta la poesia…se mai ce ne fosse stata!!!!

  7. #7 by Alex_Vr on 21 April 2008 - 12:57

    sotto sotto c’è sempre il mito di Cenerentola… la poveretta spera sempre di trovare il Principe Azzurro che la porti lontano dai fazzoletti sporchi…hihihihi;-)

  8. #8 by gattopesce on 21 April 2008 - 10:43

    gatto, è notorio che i poveretti della città son talmente poveri che vanno in giro scalzi e smutandati

  9. #9 by balorso on 21 April 2008 - 09:51

    come va a finire la filastrocca??io la cantavo all’asilo…”fai un salto, fanne un altrofai la giravolta,falla un’altra volta,guarda in sù, guarda in giù,dai un bacio a chi vuoi tu!!”il che voleva dire girare su stessifino a stordirsi,(una specie di droga dei poveri)per poi limonare con chi capitava a tiro (o con chi volevi)…..non fan più gli asili di una volta….

  10. #10 by ladyorny on 20 April 2008 - 20:56

    comprare una lavatrice no ?????

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